18 - aprile - 2018

Le regioni non possono stabilire distanze minime per impianti a biomassa

La Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi su una norma regionale veneta del 2016 che disciplina la collocazione degli impiani a biomassa rispetto ai centri abitati, ne ha dichiarato l'illegittimità. Il provvedimento in questione è il Collegato alla legge di stabilità regionale 2017 (legge reg. n.30 del 30 dicembre 2016). Tra i vari articoli, uno stabiliva le distanze minime da rispettare nel caso di impianti a biomassa, a biogas e gas di discarica e di processi di depurazione rispetto ad abitazioni sparse e concentrate. Una libertà di scelta poco apprezzata dal Governo, che è ricorso ai giudici della Consulta per vagliare la legittimità costituzionale dell’art.111 del provvedimento.

La legge in questione stabiliva, fra le altre cose, che tutti i manufatti che costituiscono impianti per la produzione di energia da biogas e da biomasse, quali digestore, vasca di caricamento delle biomasse, vasca di stoccaggio dell’effluente/concimaia, impianti di combustione o gassificazione della biomassa per la cogenerazione di energia elettrica e calore, fossero collocati a una distanza di almeno 150 m dalle residenze civili sparse e 300 m dai centri abitati in caso di una potenza superiore ai 1000 kWe e di 300 m dalle residenze civili sparse e 500 m dai centri abitati per installazioni con potenze superiori ai 3000 kWe.  La legge limitava inoltre le autorizzazioni ai soli impianti a biomassa e biogas conformi al Piano energetico regionale.

Questi due punti, tuttavia, sono stati ritenuti illegittimi dalla Corte costituzionale: i giudici hanno ricordato che, ai sensi della disciplina nazionale in materia di rinnovabili (l’art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, e Linee guida 10 settembre 2010), alle Regioni spetta solo il compito di indicare le aree non idonee agli impianti.Non possono invece – si legge nella sentenza – stabilire limiti generali, valevoli sull’intero territorio regionale − nella specie, distanze minime da rispettare per la localizzazione − perché ciò contrasterebbe con il principio di derivazione comunitaria di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili. La normativa statale richiede una valutazione procedimentale, che non può essere effettuata a priori”.